“Choosy” per sempre

Sulla Stampa del primo giugno, in “Buongiorno”, rubrica quotidiana sulle cose della vita, Massimo Gramellini ha ospitato e commentato la lettera di un suo lettore “che se ne va”. E dove se ne va? “Prenderà un aereo destinazione Singapore. Lì lo aspetta un lavoro qualificato, pagato, dignitoso, di alta specializzazione. Un lavoro che ha cercato in Italia per troppo tempo perché per l’ennesima volta l’azienda per cui lavorava ha chiuso o delocalizzato. Dovrà occuparsi di internazionalizzazione di un prodotto – tipico italiano, ma non italiano – per i mercati emergenti”. Fornero Pensioni e lavoro per i giovani, battaglie contro sindacati e Confindustria
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8 AUG 20
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Sulla Stampa del primo giugno, in “Buongiorno”, rubrica quotidiana sulle cose della vita, Massimo Gramellini ha ospitato e commentato la lettera di un suo lettore “che se ne va”. E dove se ne va? “Prenderà un aereo destinazione Singapore. Lì lo aspetta un lavoro qualificato, pagato, dignitoso, di alta specializzazione. Un lavoro che ha cercato in Italia per troppo tempo perché per l’ennesima volta l’azienda per cui lavorava ha chiuso o delocalizzato. Dovrà occuparsi di internazionalizzazione di un prodotto – tipico italiano, ma non italiano – per i mercati emergenti”. Verrebbe da dire: un’occasione da prendere al volo. Magari osservando che, se non ci fossero l’internazionalizzazione e i mercati emergenti che consentono di vendere in Asia prodotti tipici italiani ma non italiani, oggi questo 38enne non andrebbe a conquistarsi un buono stipendio e una postazione qualificata. Si potrebbe anche approfondire la tassazione che Singapore applica alle società e alle persone fisiche: per le prime il 17 per cento massimo con esenzione totale fino a 100 mila dollari, per le seconde il 15 per cento fisso ai non residenti, e ai residenti aliquota media 11,5, con la massima del 20 oltre i 320 mila dollari. Insomma, l’addio non appare così straziante.
Ma Gramellini vi coglie il destro per unirsi al coro del piagnisteo dilagante dalla Confindustria alla Cgil passando per il giornalista collettivo, e in un empito buonista risponde alla letterina: “Il mio augurio è che qualche politico la legga e la trasformi nella sua ragione di vita, facendo il possibile, ma anche l’impossibile, per fermare l’emorragia di saperi, speranze ed energie che sta dissanguando la terra in cui siamo nati e in cui vorremmo continuare a vivere”. A caderci mani e piedi è il premier Enrico Letta, che il giorno dopo chiede perdono “a chi è costretto a emigrare”: “A loro devo prima le scuse a nome di una politica che per anni ha fatto finta di non capire e che, con parole, azioni e omissioni, ha consentito questa dissipazione di passione, sacrifici, competenze”. Forse si sarebbe dissipato meno, e meno si dissiperebbe sotto l’attuale governo, se si fosse insistito nella linea che (pur tra errori e difficoltà, come ha scritto il Foglio di ieri) l’esecutivo tecnico aveva inaugurato: abolendo i grandi tavoli concertativi. Come quello che invece si è celebrato il 31 maggio sulla rappresentanza sindacale, preceduto dal tavolone sulla detassazione degli straordinari, che di fatto smantella buona parte degli incentivi introdotti dagli accordi separati. Non risulta che questi due “accordi storici”, e celebrati da Susanna Camusso, abbiano bloccato la Indesit dall’emigrare in Turchia e Polonia, né facciano cambiare idea a Sergio Marchionne sul declino della Fiat italiana.
D’altra parte la fretta di archiviare le due leggi che portano il nome di Elsa Fornero, così imbarazzanti per i costumi italiani, è grande. Dell’ex ministro potete leggere nel Foglio di oggi la traduzione di un suo articolo apparso sul Wall Street Journal. Che non sia una difesa d’ufficio lo testimonia il rapporto rilasciato sempre ieri dall’Inps: “Tra il 2012 e il 2021 la riforma Fornero darà 80 miliardi di risparmi rispetto alle normative precedenti tenendo conto dei costi delle salvaguardie”. Cioè compresi esodati e quant’altro. Quanto al lavoro, è ancora la Fornero a ricordare come si sia trovata ad affrontare una realtà nella quale le aziende, avendo perso il treno della produttività nei settori hi-tech, si siano concentrate sulla moda e su produzioni ad alto impiego di manodopera dove rischiano di soccombere rispetto alla flessibilità, ai minori costi e alle più basse tasse dei paesi emergenti. Singapore, per l’appunto. Quegli 80 miliardi di risparmi potrebbero essere impiegati anche per finanziare la produttività aziendale, e quindi per i giovani; se invece non riprendesse la politica della spesa facile. Che prevede di cercare le risorse per il lavoro non tra i minori costi, ma nelle maggiori tasse. Senza contare il liberi tutti concesso ai comuni, salvo poi promettere di riportare gli emigranti nella patria ingrata.
Enrico Letta potrebbe forse rileggersi un passaggio dell’intervento di Alcide De Gasperi al congresso della Dc del 1949: “Bisogna fare uno sforzo per fare studiare le lingue, studiare il mondo, studiare la storia, adattare a questa emigrazione le nostre scuole, i nostri corsi di perfezionamento. Gli italiani bisogna che partano armati di preparazione tecnica, ma bisogna tentare di riprendere le vie del mondo; ché chi parte, anche se non tornasse subito, non è perduto”. Quelle parole risultarono scandalose ai massimalisti comunisti; non però per Palmiro Togliatti. Un po’ come il famoso invito ai giovani italiani da parte della Fornero a essere meno “choosy”, a non voler cercare a tutti i costi il posto fisso, comodo, dietro casa, senza sporcarsi troppo le mani.